Dove si parla
delle iniziative
della Fondazione
liberal,
dei suoi incontri culturali, dei suoi convegni e delle sue iniziative, dai colloqui di Venezia tra le fondazioni europee e americane di orientamento liberale alle giornate del pensiero storiografico di Siena
Il numero 35
di liberal
E' in uscita il numero 35 di liberal. Alla domanda - cosa fare con l'Iran? - rispondono Renzo Foa, Reuel Marc Gerecht, Reginald Dale, André Glucksmann, Mario Arpino, Gianni Baget Bozzo, Sergio Romano, Giorgio Israel, Daniel Pipes, Ehud Gol ed Emanuele Ottolenghi. Poi Giancarlo Galli scrive del vento del Nord, Giuliano Cazzola del tabù della legge Biagi, Claudio Scajola del Partito delle libertà e Gianfranco Pasquino del Partito democratico. Lorenzo Ornaghi e Giuseppe Baiocchi ricordano Giorgio Rumi, mentre una riflessione "americana" di Edward Feser apre una discussione sull'egemonia della sinistra nelle università, con interventi di Sergio Belardinelli, Mario Mauro, Piero Melograni, Angelo Crespi e Vittorio Mathieu. Completano il numero riflessioni storiche di Ruggero Ranieri, Carlo Ripa di Meana ed Alberto Indelicato ed altri articoli.

La patria che non c'è
(nonostante Ciampi)
di Piero Melograni
Egregio Presidente, nel corso del suo settennato lei ha fatto di tutto per ridare agli italiani il senso della Patria e dell’unità nazionale. Il 25 aprile scorso ha celebrato il 61° anniversario della Liberazione con lo stesso intento. Eppure la scena è stata occupata nei giornali dell’indomani dalle minoranze rissose che hanno guastato la manifestazione di Milano con intenzioni del...

Promemoria per Teheran
(e anche per l’Occidente)
di Renzo Foa
La novità, da non dimenticare mai, è che in Iran c’è un regime fondamentalista, impegnato da anni in un programma nucleare e il cui presidente ha dichiarato apertamente - e lo ha ripetuto più volte - di voler distruggere un altro Stato. La seconda novità, anche questa da non dimenticare, è che un’organizzazione politico-terroristica ha vint...

Il tabù
di Giuliano Cazzola
A quattro anni dalla morte, la memoria di Marco Biagi non trova pace: il suo nome continua a provocare divisioni e a sollecitare - perché non dirlo? - strumentalizzazioni di carattere elettorale, asti e rancori, imbarazzi e alcune incomprensibili brutte figure. La legge che porta il suo nome è stata al centro della campagna elettorale condotta dall’Unione (anche se...

Venerdì 16 giugno a Milano al Circolo della Stampa, Corso Venezia 16, dalle ore 9.30 incontro promosso da liberal sul tema: "La questione settentrionale e il sì al referendum".
L'introduzione è di Ferdinando Adornato, presiede Paolo Romani, sono previsti gli interventi Renato Brunetta, Luigi Casero, Stefania Craxi, Raimondo Cubeddu, Paolo Del Debbio, Adriano De Maio, Francesco D’Onofrio, Maria Stella Gelmini, Sandro Fontana, Ignazio La Russa, Roberto Maroni, Mario Mauro, Michele Perini, Carlo Secchi, Adolfo Urso, Stefano Zecchi. Le conclusioni sono di Letizia Moratti e Roberto Formigoni

Cronache bizantine
di Arturo Gismondi

La sinistra italiana resta un rebus. Continua a cavalcare tutti i "sensa se e senza ma", eppure cerca di darsi un profilo di governo. Arturo Gismondi ricostruisce il percorso di un vizio capitale da Enrico Berlinguer a oggi

Appello per il sì al referendum

Grande riforma,
se non ora quando?

Il 25 e 26 giugno gli italiani sono chiamati alle urne per confermare la riforma della seconda parte della Costituzione approvata dalla Casa delle libertà. Si tratta di un appuntamento molto importante. E' da almeno trent'anni infatti che in Italia si discute di Grande Riforma dello Stato. Ma, finora, non si è approdati a nulla. Infinite sessioni parlamentari e varie edizioni di commissioni bicamerali sono sempre naufragate nel classico copione dei veti incrociati. Adesso questa paralisi “indecisionistica” può finalmente interrompersi. Gli italiani hanno nelle loro mani un'occasione storica: sbloccare il macigno conservatore che ha finora impedito la modernizzazione istituzionale. Se non ora, quando?

La riforma sulla quale
siamo chiamati al voto ha il merito di:
1.assicurare poteri più incisivi al premier nell'azione di governo.
2.garantire il rispetto del voto popolare e del bipolarismo, impedendo ribaltoni di ogni tipo
3.rafforzare il ruolo di garanzia del Capo dello Stato
4.ridurre il numero dei parlamentari
5.superare il bicameralismo con la trasformazione del Senato in Assemblea delle Regioni.
6.rendere efficace e chiaro il rapporto tra lo Stato e le Regioni, superando i pasticci costituzionali creati dalla riforma approvata dal centrosinistra nel 2001.

Non si tratta, dunque, di una Riforma che divide l'Italia. Al contrario, essa propone un federalismo mite che la unisce al Nord come al Sud in un quadro più ordinato e certo delle competenze statali e dell'interesse nazionale. Chi firma quest'appello non giudica certo intoccabile il testo della Riforma. Ma dire no alla prima Grande Riforma approvata in Italia, in nome di questa o quella singola obiezione, significa cercare le pagliuzze rifiutandosi di vedere la trave: perché la vittoria del no metterebbe una pietra tombale sull'intero cammino della nostra modernizzazione. In altri termini il referendum è e sarà un grande confronto tra cambiamento e conservazione. Non è infatti possibile immaginare altri anni di logoranti trattative politiche. E' perciò soltanto un'illusione quella di alcuni costituzionalisti riformisti che, con un loro appello, propongono un “no” cui faccia seguito l'ennesima bicamerale. La verità è che, con il no, vincerebbe in modo definitivo chi da trent'anni si oppone a ogni modifica della nostra Costituzione e l'impotenza riformistica dell'Italia si manifesterebbe in tutta la sua evidenza, attraverso un'ultima “occasione perduta”. Per di più ciò farebbe prevalere nell’Unione la posizione di chi vuole cancellare ogni tipo di riforma, anche quelle economiche e sociali, a partire dalla legge Biagi. Votare sì significa, invece, continuare a scommettere sull'innovazione, della quale la Grande Riforma è un importante capitolo, di cui c'é sempre più bisogno per rispondere alle sfide della globalizzazione.

Dopo trent'anni di chiacchiere inconcludenti abbiamo finalmente una Grande Riforma dello Stato. Andare a votare e votare sì è dunque un dovere verso l'Italia e verso il nostro futuro. Se non ora, quando?

Chiediamo a tutti coloro che si riconoscono in queste posizioni di aderire al nostro appello e di contribuire alla nascita in ogni parte d'Italia di “comitati per il sì”.

I promotori

Ferdinando Adornato, Presidente Fondazione Liberal
Pupi Avati, Regista
Antonio Avati, Produttore cinematografico
Giuliano Cazzola, Presidente del Comitato per la difesa e l'attuazione della Legge Biagi
Raimondo Cubeddu, Docente di Filosofia Politica, Università di Pisa
Paolo Del Debbio, Editorialista de Il Giornale, docente di Etica Sociale e Comunicazione, Iulm di Milano
Renzo Foa, Condirettore di liberal
Giancarlo Galli, Scrittore, economista
Giorgio Israel, Docente presso il Dipartimento di Matematica, Università La Sapienza di Roma
Luigi Lobuono, Presidente della Fiera del Levante
Sandro Fontana, Docente di storia contemporanea, Università di Bologna
Carlo Pelanda, Docente di Politica ed economia internazionale, University of Georgia, Athens, GA, USA
Francesco Perfetti, Docente di Storia Contemporanea presso la Luiss -Guido Carli di Roma
Michele Perini, Presidente della Fiera Milano Spa
Claudio Risè, Psicoterapeuta, Docente di Sociologia dei processi culturali, Università dell'Insubria, Varese
Carlo Secchi, Docente di Politica economica europea, Università Bocconi di Milano
Stefano Zecchi, Docente di Estetica, Università degli Studi di Milano

Inviare le adesioni al fax 06/69200650
e all'indirizzo elettronico liberalfondazione@tin.it

La carta dei club liberal
Nei suoi dieci anni di vita la Fondazione liberal ha dedicato il proprio lavoro alla preparazione e al raggiungimento di cinque grandi traguardi di innovazione.

Ultimo aggiornamento
alle ore 14
del 14 giugno

Ultime adesioni
Sandro Bruni, Milano
Stefano Ojetti, presidente del Club liberal di Ascoli Piceno
Pier Francesco Perazzolo, avvocato, coordinatore provinciale di Forza Italia, Ferrara

L'indecisione al potere
di Renzo Foa

Il governo più affollato della storia repubblicana è già diventato un non-governo. Ai tanti partiti della coalizione, si è ora aggiunto quello informale ma pesante dei critici, con Luca Cordero di Montezemolo, con Eugenio Scalfari, con i leader sindacali che tornando finalmente dagli amici di Palazzo Chigi chiedono una smentita sulla manovra previdenziale e la ottengono. Nonostante il conclave umbro e la richiesta di Prodi ai ministri di parlare attraverso i fatti, Cesare Damiano non ha remore nel contrapporsi pubblicamente a Tommaso Padoa-Schioppa...

Nazione o costituzione
di Ferdinando Adornato
Si può giudicare in vari modi il discorso “presidenziale” di Giorgio Napolitano. Si è trattato, infatti, di un'orazione misurata ed elegante, com'è nello stile dell'uomo, che ha offerto motivi di aperta soddisfazione alla retorica della sinistra post-comunista ma anche significativi segnali di apertura all'opposizione. Si possono rimarcare gli uni o gli altri, a seconda del punto di vista, ricavandone giudizi persino opposti ma ugualmente legittimi. Ed è proprio ciò che è accaduto nei primi commenti. Su un punto del discorso, però, l'attenzione...