Con Leonardo anche la geografia diventa arte

Nella carta della Valdichiana il paesaggio che fa da sfondo alla “ Gioconda “

di CARLO PEDRETTI

 

 

 

 

 

Una prima proposta di organizza­re una mostra di sole mappe di Leo­nardo dalla raccolta della regina di Inghilterra nel castello di Windsor risale a una mia pubblicazione del 1992.

Esordivo, allora, affermando che alla stregua degli studi anatomi­ci nella stessa raccolta, a loro con­cettualmente rapportabili in quan­to la Geografia di Tolomeo ne è ii modello dichiarato, i disegni geo­grafici di Leonardo possono impor­si a buon diritto come opere d’arte è queslo a prescindere dal processo matematico inerente nella loro pre­parazione e dagli aspetti pratici del­la loro funzione come modo di pia­nificare un ardito progetto ingegne­ristico o come sussidio a una opera­zione strategica. E concludevo che il catalogo di una tale mostra avreb­be offerto l’opportunità di presenta­re l’opera cartografica di Leonardo con ogni possibile informazione tecnica e bibliografica e con un rigoro­so approccio scientifico al suo con­testo storico, non solo nell’ambito della storia della cartografia, ma an­che in quello della storia dell’arte e quindi prendendo in considerazio­ne perfino gli esiti piü recenti nelle correnti d’arte contemporanea per rendersi conto fra l’altro, come l’esem­pio di Leonardo nel realizzare le più am­pie visioni territoriali sia ripreso nientemeno che da Jasper Johns con la sua  gran­diosa World Map del Ludwig Museum di Colonia. eseguita tra il 1967 e il 1971.

Questa straordina­na astrazione pittori­ca è ispirata al formalismo matematico del massimo architetto america­no Buckminster Fuller, la cui Dymaxion Airocean World Map del 1946, a sua volta, sarebbe stata ii germe della brillante concezione della cu­pola geodesica della quale, dieci an­ni dopo, nel 1957, il Fuller stesso mi affidava il suo primo progetto come tributo a un’idea che non esitava a riconoscere a Leonardo. E questo è proprio lo stesso sistema che Leo­nardo architetto militare aveva stu­diato, in concomitanza con le sue esperienze di cartografo, come tattica campale per realizzare rapida­mente la copertura di vaste aree di terreno.

Già nel 1985 due dei più spettaco­lari esempi della cartografia vincia­na entrambi da Windsor, la mappa di Imola e quella della Toscana che include gran parte dell’Emilia e Ro­magna, erano apparsi in una memo­rahile mostra bolognese del Codice Hammer nel programma di una va­sta contestualizzazione con la quale intesi presentare lo straordinario documento che raccoglie la mag­gior parte delle osservazioni di Leo­nardo sulla geologia, paleontologia e geografia fisica dell’Italia e del ba­cino mediterraneo. Il grande tema geologico padano poteva così rias­sumersi nelle riflessioni di Leonar­do con l’immagine di una visione territoriale di grande potenza evo­cativa e che è insieme poetica e scientifica: “ E sopra le pianure del­l’Italia, dove oggi volan li uccelli a torme, solea discorrere i pesci a grandi squadre “.

Da allora qualche mappa di Leo­nardo è apparsa, di quando in quan­do, in mostre di suoi disegni e in qualche altra occasione particola­re, ma una mostra fatta di sole map­pe, cioè come tema di una operazio­nene di alta cultura intesa a presentar­le in un esauriente e sistematico contesto storico-scientifico non si era ancora avuta e spetta alla città di Arezzo e al prestigioso Istituto geografico militare di Firenze il merito di avere promosso e realizzato questo ambizioso e non semplice progetto. Agli autografi vinciani vengono ad affiancarsi non solo gli strumenti di rilevamento topografico da lui stesso impiegati e concessi dall’isti­tuto e Museo di storia della scienza di Firenze, ma anche alcuni celebri monumenti dell’epoca delle grandi esplorazioni e scoperte geografi­che, mappe e carte nautiche che Le­onardo certamente conosceva e consultava. Non a caso il Popham, per molto tempo custode del dise­gni dei grandi maestri nelle raccolte del British Museum, poteva affer­mare, nel 1945, a proposito delle mappe di Leonardo: “ Una delle lo­ro principali attrazioni sta in quello che a noi appare come la naiveté del­la loro convenzione e questa è una qualità che difficilmente ci vien fatto di attribuire a Leonardo “.

Una convenzione che prevale nei suoi predecessori e ancora nei suoi contemporanei, ma che egli non disdegna di seguire non solo nel grandioso progetto di bonifica delle Paludi Pontine, dove colpisce la precisione da rilevamento satelli­tare perfino del sito archeologico del tempio di Juppiter Anxur sopra Terracina, ma anche nella prece­dente mappa della Valdichiana, dove una sintetica veduta a volo d’uc­cello di Arezzo — un vero ritratto di città in miniatura, simile a un ma­estoso vascello — appare al centro di un sistema di linee radianti come negli antichi portolani.

Un fatto che era giusto evidenzia­re per precisare meglio l’apporto di Leonardo agli sviluppi della carto­grafia e questo non solo individuan­do nel noto precedente della Tuscia Novela di Pietro del Massaio la ma­trice della sua rivoluzionaria rap­presentazione orografica, a gradi di sfumato. nella grande mappa fisica della Toscana, ma anche attraverso gli studi preliminari nei suoi mano­scritti e taccuini. Il catalogo della mostra è destinato a imporsi come prezioso strumento di consultazione.

Le mostre, si sa, non possono es­sere per soli specialisti. Ma il loro successo dipende proprio dal modo come la specializzazione viene pre­sentata a un pubblico sempre più va­sto e vario e cioè evitando la formu­la riduttiva consueta alle operazio­ni divulgative che ricorrono spesso alla banalizzazione e ai luoghi co­muni, specialmente quando si trat­ti di Leonardo, che ancor troppo spesso è considerato il genio per eccellenza avulso dalla   cultura e dalla civiltà        del suo tempo. E’ giu­sto quindi che anche i giovanissimi delle scuole siano in grado di recepire e apprez­zare una mostra di ec­cezionali documenti dell’ingegno umano presentati secondo il concetto che l’alta specializzazione non deve essere abbassa­ta al grande pubblico ma è il grande pubblico che deve essere elevato all’ alta specializzazione.

Allo stesso concetto s’informa il libro su “ Leonardo cartografo” di Carlo Starnazzi che si affianca opportunamente al catalogo della mo­stra proprio con finalità divulgative senza rinunciare al rigore scientifico che il tema esige. Il compito, in entrambi i casi, è facilitato dall’in­comparabile fascino dell’opera gra­fica di Leonardo, che proprio attra­verso I document I originali costitui­sce Ia forma di comunicazione più efficace e immediata e quindi un’ esperienza anche a livello emotivo oltre che squisitamente intellettua­le.

 

 

Tratto da Corriere della Sera, alla pagina della cultura n°35 di Giovedì 27 Marzo 2003