LA SECONDA 

GUERRA MONDIALE  

 

LA GUERRA RUSSO-FINLANDESE

 

Il tifo per i finlandesi

Dopo il patto Molotov-Ribbentrop, il destino delle repubbliche baltiche (Lituania, Estonia, Lettonia e Finlandia) già appartenenti all’ex impero sovietico è segnato. La loro libertà era durata appena 20 anni. La Russia, doppiamente sconfitta, aveva accettato a suo tempo le condizioni di pace imposte dalla Germania, lei che era stata dalla parte di quelli che avevano vinto, che oggi come tutti disconosceva. I primi tre paesi non opposero resistenza alla stipula d’un accordo bilaterale di "assistenza militare". Già allo scoppio della grande guerra, avevano preferito l’elemento russo a quello tedesco, divenuto col tempo mercantilista e profittatore. La Finlandia (3,6 milioni di abitanti), pur non rifiutando il colloquio, non aveva digerito le richieste che i Russi facevano sulle modifiche territoriali di confine nella regione del Lago Ladoga sulle cui rive sorge Leningrado. Dietro la richiesta russa di rettifiche di confine (Nord compreso), che si scoprirà poi imperativa, c’era la necessità di creare una linea di difesa profonda intorno a Leningrado e ai porti dell’Artico in misura migliore di quanto non si fosse fatto nel 1914. La resistenza di Leningrado nella seconda guerra mondiale sarà poi una spina nel fianco dei tedeschi. L’accordo, per non sembrare un diktat, prevedeva uno scambio di territori, di nessuna importanza, nella regione dei laghi. La Finlandia, abitata da gente di stirpe finnica-svedese e da lapponi, è stata sotto il dominio zarista (come Granducato) dal 1808 al 1917 quando si è resa indipendente con le guardie bianche di Carl Gustaf Mannerheim ora 72enne. Il 13 novembre 1939, dopo l’ennesima seduta conciliatoria inconcludente, Molotov se ne uscì con questa dichiarazione “Noi civili non abbiamo più nulla da fare qui”. Con l’ormai classico “Casus Belli” provocatorio, i Russi ne attaccarono i confini meridionali e centrali alla fine del mese. A nord l'attacco russo si rivela più difficile perché va ad impattare contro il dedalo di laghi della regione, impraticabile per la mancanza di strade e per la stagione invernale ormai avanzata. 

Così il corrispondente speciale del Corriere della Sera Indro Montanelli il 1 dicembre:...... così è cominciata  questa guerra, la cui eventualità cinque giorni or sono ci sembrava per sempre scartata. Coltine di sorpresa, questi finnici dai riflessi lenti, vi reagiscono con ammirevole freddezza. Qualunque possa essere la sorte di questo popolo di 3 milioni e mezzo di uomini impegnato in lotta contro un colosso di 180, non possiamo che guardarlo con ammirazione.... l'evacuazione è stata dichiarata obbligatoria per vecchi e bambini ...una interminabile filastrocca di popolo in marcia a piedi. Uno spettacolo triste, scorante ma interpretato da personaggi che parevano al di sopra della mischia, chiusi in una maschera di indifferenza.

Il piccolo esercito finlandese (1 a  3 di svantaggio) era trincerato dietro una vecchia linea fortificata che i russi, sia per ragioni d’inesperienza che per effettive difficoltà del terreno già innevato, non riuscirono a vedere e a sfondare. Contro i russi giocò la purga attuata da Stalin nei ranghi dell’Armata Russa degli anni precedenti. Stalin aveva tolto di mezzo tutti i vecchi ufficiali con metodi non troppo ortodossi (purghe, ma non di ricino). L’attacco dei Carri armati sovietici a sud lungo le impraticabili piste dei boschi si spezzò contro gli improvvisi attacchi degli sciatori finnici (sissit). Sparsi su un territorio enorme, i sissit agiscono in minuscole pattuglie. Non attaccano mai allo scoperto e sempre alla corta distanza per essere più precisi. Alla fine si allontanano con le loro slitte nella notte polare. I Russi furono battuti più volte, ma sempre ritornavano all’attacco con nuovi uomini e mezzi, di cui disponevano in abbondanza, mentre nessuno in occidente muoveva un dito per difendere i finlandesi. Salvo la simpatia degli italiani, solo gli Svedesi aprirono una agenzia di reclutamento su base volontaria. I materiali catturati ai russi e quelli che riuscirono a procurarsi sul mercato delle armi permisero loro di resistere fino alla fine di gennaio del 1940. Oltre alla caccia dei sissit i finlandesi sperimentano contro i carri armati sovietici la bomba incendiaria, bottiglia piena di liquido infiammabile che poi i russi battezzeranno Molotov, come loro invenzione. Un altro espediente compare sul campo di battaglia: il riflettore. Già conosciuto nella forma maxi, ora viene adottato da ogni gruppo in formato piccolo per abbagliare il nemico. La superiorità numerica russa, già evidente, ora viene quintuplicata ricacciando i finlandesi oltre la linea Mannerheim. Il comando viene dato al maresciallo Voroscilov e quello dell'Istmo a Timoschenko. Nel mese di febbraio il destino dei finlandesi era segnato. 

Fra chi tifava per loro, nonostante lo schieramento, c’erano gli italiani "In un paese in cui la natura vive in tanta stretta comunione con l'uomo, questi non può non essere d'una semplicità virginea. Con essa i finlandesi sanno fondere la raffinatezza d'una bene intensa civiltà. La loro cultura è degna d'un popolo d'alto sviluppo.....".  Sempre Montanelli-"Per due volte il Minculpop (Ministero della Cultura Popolare fascista) chiese il mio ritiro perché le mie corrispondenze erano pro finlandesi... Appelius sul Popolo d'Italia (allineato) aveva in quel momento una posizione filosovietica.!!!.(incredibile)-avevo un lasciapassare del maresciallo Mannerheim, mio amico, per usare i mezzi militari negli spostamenti ".

 Il 6 marzo una delegazione finlandese si reca a Mosca per parlamentare, ma le condizioni sono troppo dure. Invocando ancora l'intervento della Società delle Nazioni, i parlamentari rientrano. Dopo aver lasciato sul terreno 80.000 morti  la Finlandia accettò la capitolazione il 12 marzo e la rettifica dei confini arretrando la linea di confine di 100 km. Il Ladoga ora era completamente russo. Hitler, nel momento di difficoltà dei russi, partecipò solidale, negli auguri di compleanno, con un telegramma per il  60° di Stalin. La Russia non aveva dimostrato una grande capacità bellica, diciamo anche nessuna, ma anche di questo i tedeschi avranno di che ricredersi, poiché le forze impegnate erano state comunque solo una infinitesima parte del loro potenziale (che andava riveduto corretto e  motivato !!!!). Durante la trattativa per la definizione della nuova linea di confine, il destino di Enso era sospeso. Stalin si fece aprire la carta topografica e vi posò sopra il dito. Il cartografo, prudente vista la collera del personaggio, aggirò la città dalla parte ovest finlandese che da allora divenne Svetogorosk, anche detto il dito di Stalin.

Parlamento finlandese

manifesto inglese di sostegno alla lotta finlandese
sissit
Il maresciallo Mannerheim Carl Gustaf Emil Mannerheim nasce a Vilnas presso Turku il 4 giugno 1867. A soli quindici anni viene ammesso alla Accademia dei Cadetti Finlandesi e a 20 è a Pietroburgo dove diventa Ufficiale della Guardia dello Zar. Combatte tutte le guerre zariste e nel 1912 viene nominato aiutante di campo dello Zar. Allo scoppio della Grande Guerra è sul fronte Polacco dove comanda un corpo di cavalleria. Allo scoppio della rivoluzione dei Soviet, rientra nelle sue terre dove si è costituita una "Guardia Bianca". Il 12 dicembre 1918 dopo aver concluso la pace con la Russia, e vista riconosciuta l'indipendenza, diviene reggente fino alle elezioni presidenziali, nelle quali era pure candidato. Battuto si ritira a vita privata fino al 1931. In questo anno accetta la presidenza del Consiglio di Difesa e progetta la linea difensiva che porta il suo nome. Promosso maresciallo difende per 4 mesi il paese dall'attacco russo. Dopo il 1941 la Finlandia entra in Guerra a fianco dei Tedeschi, e Mannerheim assume la Presidenza della Repubblica. Battuto di nuovo dai Russi, fa salva formalmente l'indipendenza del paese dichiarando guerra alla Germania nel marzo 1945. Rimosso dalla carica di Presidente l'anno dopo, ripara in Svizzera dove muore a Losanna nel 1951. E' sepolto nel cimitero militare di Helsinki coi suoi soldati.