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Rock e dintorni
di Gabriele Ferraris
Deliziosamente retrò
le Nuvole di Soledad
 
29 aprile 2005
 
Chi si ricorda dei Fratelli di Soledad? A Torino, nei primi Anni Novanta, erano diventati una specie di culto. Duri e diretti, in equilibrio fra gli echi dei Clash e un combat-ska davvero convincente, avevano creato un inno generazionale come «Gridalo forte», e un loro verso («Ci piace chi lavora, e chi non sta al potere / ci piaccion Malcolm X e le Pantere Nere») era diventato uno slogan; uno degli ultimi prima del grande sonno che ha ottuso i sensi del Paese nel faticoso e imbarazzante decennio che abbiamo appena attraversato.

Erano, i Fratelli, un buon progetto arrivato, però, fuori tempo massimo: e la loro rincorsa pian piano perse slancio, fino a un epilogo quasi imbarazzante, una tournée in società con Francesco Salvi (!) che sfociò nell’inevitabile scioglimento. Ad onta della fine mesta, tuttavia, i Fratelli di Soledad avevano lasciato dietro di sé non pochi rimpianti.

Ora, si poteva benissimo continuare così: come ogni reunion, anche quella dei Fratelli non era - tecnicamente - una necessità imprescindibile. Eppure, un po’ d’emozione è inevitabile, a ritrovarsi per le mani «Mai dire mai», il cd pubblicato dal Manifesto Dischi che segna il ritorno alla musica attiva di Zorro, Bobo e compagni.

I quali, a dir la verità, i remi in barca non li hanno mai tirati davvero, continuando a bazzicare l’ambiente e accumulando (a giudicare dal risultato) tante idee: idee che valeva la pena di non disperdere, come dimostra l’ascolto del nuovo disco. Bobo e Zorro, voce e chitarra come ai vecchi tempi, hanno rimesso insieme la band, con vecchi e nuovi complici, piratoni di lungo corso della scena torinese (Gianluca Vacha alle tastiere, Sergio Pollone alla batteria, Giotto Napolitano alla tromba, Toti Canzonieri al sax, e l’inarrestabile Josh Sanfelici al basso, chitarra e mbira) che riversano nel cd scienza e coscienza musicali d’antico stampo.

Il risultato è un album che riesce ad essere divertente senza nessuna caduta di gusto, e che suona deliziosamente «retrò»: tra le «Nuvole di rabbia» di Joe Strummer e una citazione lennoniana («Give peace a chance») in «Al di là del sole», una cover di Jannacci («Quello che canta onliù») e storie soul, ricordi di vite notturne e cronache della strada, «Mai dire mai» non si esaurisce al primo ascolto; non indispensabile, s’è detto, ma generoso, e attuale in virtù del buon momento che vive lo ska, musica che ha nei Fratelli degli autentici maestri. Ed è anche un disco utile. Non soltanto per chi certe nostalgie se le porta dentro, ma anche - forse soprattutto - per chi non c’era, e vorrebbe recuperare le occasioni mancate.
 
 
Fratelli di Soledad
Mai dire mai
il manifesto, s.i.p.
 


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