n° 04 - anno 2000
Indice generale


Attualità 

Il calcio femminile ricomincia da Carolina Morace
di Franco Morabito

E’ stata una scelta approvata da tutti, o quasi. Quando Carolina Morace è stata chiamata a guidare la nazionale di calcio femminile, agli addetti ai lavori, ma non solo a loro, è sembrata la decisione più giusta, quella più naturale. Affidarsi ad un campione, perdipiù carismatico come lei – è stato pensato – potrebbe addirittura facilitare le cose. Ora, a distanza di pochi mesi, è già cambiato molto, sicuramente più dell’immaginabile. La mentalità prima di tutto, poi il modulo di gioco e l’organizzazione. E non siamo che all’inizio.
“La mia Nazionale – inizia Carolina Morace – giocherà con un modulo tattico completamente diverso da quello visto fino ad oggi. Anziché con la zona mista dietro e per il resto una rigida marcatura ad uomo – un modulo che le squadre più evolute hanno da tempo accantonato – preferisco adottare il 4-4-2 che si adatta meglio al gioco moderno ed alla mia mentalità. Non sarà, però, uno schema fisso, da interpretare con il paraocchi dall’inizio alla fine delle partite. Sarà, piuttosto, uno schema di base suscettibile di variazioni in corso d’opera, a seconda degli avversari e delle varie esigenze. In altre parole, il calcio di oggi si è molto evoluto e fra le tante caratteristiche che un allenatore deve possedere c’è anche quella di saper leggere bene la gara, e in tempo reale”.
E’ stata una grande giocatrice, una realizzatrice eccezionale, il che l’ha resa assai popolare. Ma la Morace non vuol vivere di rendita, non le è mai neppure passato per la testa, questa esperienza l’appassiona anche perché la costringe praticamente a ripartire. “Non è detto che un buon calciatore possa trasformarsi automaticamente in un buon tecnico o viceversa. Al riguardo esistono molti esempi che confermano questa regola, ma ne esistono ancora di più che la smentiscono. E’ evidente, però, che per quanto mi riguarda cercherò di mettere a frutto tutto quello che ho fatto ed imparato negli anni della mia lunga carriera. Ho le mie idee su come vorrei che giocasse la squadra e farò di tutto per attuarle”.
Dal campo alla panchina: Carolina Morace conferma di avere anche in questo suo nuovo ruolo le idee chiare. “Io credo molto nel gruppo, nel senso che in una nazionale, dove il contatto con la squadra è ovviamente più saltuario di quanto non sarebbe in un club, le dinamiche del gruppo sono più importanti, addirittura fondamentali. Ecco perché fra i miei punti di partenza ci sono l’amalgama e la coesione. Per far questo ci avvarremo per la prima volta anche di una psicologa dello sport. Il calcio è uno sport che deve crescere ancora moltissimo da questo punti di vista. E quindi non vedo perché non dovremmo provarci utilizzando peraltro degli specialisti che sono a nostra disposizione”.
Carolina ha comunque molta fiducia in una squadra che dispone complessivamente di un buon potenziale. “Secondo me la nazionale italiana è sempre stata fra le migliori in assoluto. Solo che in questi tempi era scemato un po’ quell’entusiasmo che una volta riusciva a creare attorno a sé. Ecco un’altra strada sulla quale dobbiamo lavorare. Bisogna tornare a coinvolgere di più la gente, i mezzi di informazione. Ritengo, infatti, che il compito del direttore tecnico sia anche quello di guardare in prospettiva, in questa direzione. E di avvalersi di uno staff di collaboratori professionali, come ad esempio il preparatore tecnico, che possano dargli una mano nei vari settori. Cosicché io avrò anche modo e tempo di pensare a come risollevare l’intero movimento. Ristabilendo, ad esempio, un contatto sempre più stretto anche con i vari allenatori di club”.
Ma quest’Italia dove potrà arrivare? “Mi auguro lontano e in tempi abbastanza brevi. Credo che possiamo farcela, basta volerlo con la massima determinazione”.

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