I
Eridu
Creazione
della prima città
Eridu
è l’Eden mesopotamico, il luogo della creazione. Questo è l’inizio di una
storia che narra di come Marduk, dio babilonese, creò il mondo:
Nessuna sacra dimora, dimora
degli dèi in un luogo sacro, era stata eretta, nessun giunco era spuntato,
nessun albero era stato creato,
nessun
mattone era stato posto, nessuno stampo per mattoni costruito, nessuna casa era
stata eretta, nessuna città era stata costruita, nessuna città era stata
creata, nessuna creatura vivente era stata posta (al suo interno).
[…]
Tutta la Terra era mare.
La sorgente nel mare era un condotto d’acqua.
Poi Eridu fu creata, 1’Esagila fu costruito,
Ic cui fondamenta pose Lugaldukuga nell’Apsu.
[…]
Gli dèi, gli Anunnaki egli creò uguali.
La città sacra, dimora della gioia dei loro
cuori, solennemente la chiamano.
Marduk ideò una struttura di giunchi sulla
superficie delle acque. Creò ii fango e lo versò sui giunchi.
Perché gli dèi dimorassero presso la gioia dei
(loro) cuori, creò l’umanità.
Questa
narrazione costituisce un mito delle origini; narra la creazione del mondo così
come lo conoscevano gli abitanti della Mesopotamia, definisce l’esistenza della
città come luogo sacro, riferendosi at tempo stesso a una città in particolare,
Eridu. II tempo preesistente la creazione viene descritto come assenza di
tutti gil elementi caratteristici della civilizzazione, così come i
Mesopotamici la concepivano. Nel mezzo di un mare pnmevo Endu, la prima città,
e il grande tempio babilonese dedicato al dio Marduk, l’Esagila, vengono
creati, o per meglio dire concepiti, per mezzo di un atto del pensiero divino
che innesca il processo vero e proprio della creazione. Come gli abitanti dei
territori paludosi nell’Iraq meridionale, che ancora costruiscono le proprie
capanne su isole galleggianti fatte di canne. anche il dio crea una
piattaforma versando del fango su una struttura di canne. Su queste piuttosto
fragili fondamenta nascono le città e i loro templi. Da questo momento gli dèi
dimoreranno sulla Terra, nelle città mesopotamiche. In queste dimorerà “ la
gioia dei loro cuori “, per questa
ragione le città saranno sempre dei luoghi sacri.
Ciò spiega perché l’Eden mesopotamico non sia un giardino
ma una città, un lembo di terra circondato dalle acque. Il primo edificio è un
tempio; l’umanità viene creata in seguito, per onorare ii dio e ii suo tempio.
Così la tradizione mesopotamica concepiva la funzione delle città e ne
descriveva l’evoluzione; la creazione di Eridu ne forniva il paradigma
mitologico. Diversamente dall’Eden biblico, dal quale l’uomo viene per sempre
bandito dopo la Caduta, Eridu era un luogo reale, infuso di sacralità, ma
sempre accessibile. Il forte sapore locale di questa narrazione mitica, con i
suoi dettagliati riferimenti alle particolari caratteristiche della regione,
può stupire e può essere compreso solo dopo aver esaminato il luogo dove
sorgeva Eridu.
Eridu è l’antico nome attribuito ad un sito ora
conosciuto come Abu Shahrein. L’etimologia della parola “Eridu” è ignota e
potrebbe appartenere al substrato linguistico di un’antica civiltà
presumerica. I Sumeri lo scrivevano con ii segno NUN che si presenta come una
sorta di albero, o addirittura come un giunco. La posizione geografica di Endu
è unica. E’ uno dei siti più a sud, proprio al limite della pianura
alluvionale, molto vicino alle zone paludose: zone di transizione fra terra e
mare, con i loro mutevolii corsi d’acqua, le loro isole e i fitti canneti. Allo
stesso tempo il deserto occidentale, che si estende per centinaia di
chilometri, nient’altro che dune di sabbia e distese desolate disseminate di
rocce, è abbastanza vicino da costituire una minaccia per il sito, invadendolo
con la sua sabbia. Questa locazione faceva sì che Eridu avesse accesso immediato
a tre ecosistemi del tutto diversi, la pianura alluvionale, il deserto e le
paludi, e alle loro diverse economie: l’agricoltura, la pastorizia nomade, la
pesca. La città inoltre era il centro di un quarto ecosistema, che apparteneva
solo ad essa. Era costruita infatti su una collinetta che sorgeva all’interno
di una depressione situata circa 9 metri sotto il livello dei territori
circostanti, cosa che portava le acque sotterranee a confluire. Ancora oggi
questo luogo paludoso, nei periodi in cui cresce il livello delle acque,
diventa un lago di discrete dimensioni. I più antichi testi mesopotamici, che
risalgono al principio del terzo millennio, sottolineano l’importanza di questa
laguna. In sumero era nota come abzu (in accadico apsû). Nelle regioni
mendionali, dove le precipitazioni erano quasi assenti, la presenza d’acqua
più ovvia e importante era costituita dall’abzu.
A Endu, dicono i testi, l’abzu circondava il centro
religioso, ma ne divenne anche sinonimo. Secondo la concezione mesopotamica
del cosmo, la Terra era simile a un disco solido nel mezzo di un’imponente
massa d’acqua. Al di sotto della Terra si trovava l’ abzu, al di sotto il
Cielo, che formava una volta più o meno impermeabile, trattenendo così la massa
d’acqua sovrastante che, in alcuni luoghi e in alcuni periodi, giungeva a terra
come pioggia, attraverso i buchi della volta celeste. Eridu era il centro del
culto dedicato al dio, o alla dea dell’acqua dolce.
Pag 14,15,16 di CITTA’
PERDUTE DELLA MESOPOTAMIA AUTORE Gwendolyn Leick :Newton Compton
editori.