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SCIENZE
Il caso: corsi e ricorsi dei ghiacciai
Riemerge il supercannone della Grande guerra
Uno Skoda 10,4 di fabbricazione austriaca emerso in Val Nardis
Un gigantesco cannone di 33 quintali della Prima guerra mondiale è emerso dai ghiacci a 3.178 metri in alta Val Nardis. Lo Skoda 10,4 di fabbricazione austriaca era posizionato su una selletta sotto il Monte Botteri, da cui batteva le postazioni italiane del Pian di Neve. Con la fusione del ghiaccio il pezzo è scivolato una trentina di metri sotto la cresta e si trova attualmente su un ripido pendio, esposto alle frane di sassi. Un elicottero del Servizio antincendi di Trento tenterà oggi di recuperarlo. L’operazione è condotta dal Servizio beni culturali della Provincia autonoma di Trento, con la collaborazione scientifica del Museo della guerra bianca in Adamello di Temù e del Museo storico italiano della guerra di Rovereto. Ritrovamenti come questo si sono fatti sempre più frequenti negli ultimi vent’anni. Le estati più calde hanno fatto dei nostri ghiacciai dei freezer con la porta dimenticata aperta, dove tutto fonde inesorabilmente. Per meglio comprendere questi eventi occorre ricostruire l’andamento climatico degli ultimi cent’anni. L’inverno 1916-17 fu probabilmente il più nevoso del XX Secolo: al Tonale caddero 50 metri di neve. Seguirono stagioni sempre più calde e secche, soprattutto nei primi anni Venti. I decenni successivi ebbero un andamento contraddittorio, comunque sfavorevole al bilancio di massa dei ghiacciai. Poi dal 1965 a partire dalle Alpi Occidentali prese il via una fase più fresca, che culminò nella breve, ma significativa avanzata dei ghiacciai nel biennio 1977-78. Successivamente, il ritiro ha ripreso inesorabile e, dalla fine degli anni Novanta, con una velocità senza precedenti. Oggi, dopo quasi tre mesi in cui lo zero termico è rimasto costantemente sopra i 4000 metri, i bacini nevosi delle Alpi versano in condizioni pietose. Fusa da tempo la neve stagionale, a essere intaccato è ora il «capitale» del ghiacciaio. L’estate 2003 sarà per i ghiacciai la peggiore annata che si ricordi. Al punto che molti ghiacciai alpini sono diventati dei fossili climatici: residui di condizioni meteorologiche ormai tramontate. Impossibile dire se si tratti di un processo senza ritorno. Nel Medioevo si ebbero almeno due periodi secolari in cui i ghiacciai raggiunsero dimensioni inferiori alle attuali. Le oscillazioni continuarono fino alla metà del XVI secolo, quando iniziò la cosiddetta «Piccola età glaciale», che regalò ai pionieri dell’alpinismo lo spettacolo incomparabile dei ghiacciai nella loro massima espansione in epoca storica. Oggi si parla di global warming e di tropicalizzazione. Eppure nelle Ande meridionali sembra che i ghiacciai abbiano ripreso ad avanzare. Il pianeta si scalda, ma gli effetti non sono prevedibili. Insomma, i giochi del clima mondiale sono ancora tutti aperti.

Franco Brevini
12 agosto 2003

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