Farxia
ha 12 anni e treccine ondulate. A 7 anni una strega africana le ha
strappato l’infanzia dalla pancia.L’ha infibulata. Le ha tagliato con
una lametta il clitoride e poi l’ha cucita con il filo di acacia.
Una
ferita aperta nell’anima e nel corpo per diventare pura. Per cacciare il piacere. Poi un mese
fa è venuto il turno di Halima, la sua sorella piccola. Allora Farxia l’ha presa per mano e l’ha
portata al pronto soccorso di un grande ospedale romano.
“Aiutatemi” ha chiesto la bambina ai medici “mia nonna porterà mia
sorella per farle la gibna. Halima piange. Non voglio che anche lei dimentichi nel sangue di essere
una bambina.
Infibulazione: la mutilazione della came, ii dolore e il
sangue per diventare una donna onorata. A tagliare è sempre una vecchia donna in
Somalia: si fa con un coltello speciale, negli altri paesi con piccole seghe,
lamette o pezzi di vetro. La bimba legata urla, piange, si
dibatte, la vecchia taglia ii ditoride ma anche piccole o grandi
labbra. La vagina diventa un foro invisibile.
Sono 150 milioni le donne nel mondo che hanno subito la mutilazione. Seimila
bambine al giorno devastate dal coltello della
mammana. L’Organizzazione mondiale della sanità racconta
che accade in Africa:
Si è molto scritto, urlato,
sperato. Forse non Invano. Oggi, per la prima volta possiamo dire che la speranza di fermare quest’orrore diventa realtà.
In Europa e nel mondo le prime nemiche deIl’infibulazione sono le leggi conquistate
dopo anni di lotta. Cominciando da Francia, Germania e Gran
Bretagna, dove si punisce l’infibulazione con la galera. Finalmente,
alla fine di febbraio entra in vigore anche la legge italiana. E punisce con il carcere dai 4 ai 12 anni lo scempio del corpo di bambine e donne.
Emma Bonino, anima e
motore di questa guerra nel mondo, racconta di grandi successi in Africa:”Torno
adesso dal
Che
l’inlibulazione sia uscita dal silenzio e dalla paura lo dicono anche televisioni,
radio e giomali.
In Figlie del dolore
(Garzanti), l’ex modella Waris Dirie, gazzella nata nel deserto della Somalia dove sua nonna l’ha fatta “diventare donna”,
fa un viaggio nell’infibulazione attraverso
La gazzella Waris è
sdegnata: “Una vergogna che in Italia non si tratti Ia mutilazione come una persecuzione
politica e che non si conceda l’asilo alla giovinetta che scappa terrorizzata.
Certo, le bambine dei politici italiani non rischiano nulla”.
Questo coraggio da fiera
africana lo trovi anche negli occhi di Kady Kaita, senegalese.
Bella.
Ma non dimentichiamo che
le radici così profonde e rapaci di una tradizione non si possono strappare
come erbacce”. Così, almeno, pensa Silvio Viale, ginecologo che combatte da
tempo all’ospedale Sant’Anna di Torino le tragedie della
circoncisione femminile. Un omaggio alla cultura
africana che invoca anche Saida Ahmed, giurista somala a
Riciclare le
mammane come infermiere, per esempio, è un’idea. Ma anche quella di Omar Abdulcadir, ginecologo somalo che anni fa lanciô Ia
proposta di un rito simbolico alternativo, lo è. Una puntura sul clitoride
della bambina invece che ii taglio. Putiferio! Nessuno o quasi tollera l’idea della “mutilazione dolce”. E’ come se alle
pachistane sfregiate col vetriolo si dicesse: una gocciolina invece che un
litro. L’orrore non è contrattabile” hanno detto Emma
Bonino e le altre.
Ma ii
lavoro di Abdulcadir si dimostra serio, affettuoso, utile. Come ii suo libro Ferite
per sempre, storie di giovani donne africane. Dannate o salve.”Prima
dell’operazione il sesso era un pugnale girato nella pancia. Oggi sono capace di amare e di essere amata senza lacrime”: Ahisha guarda
per terra quando parla. Adesso, dice, piange di gioia. Sono più di 90 le donne che come lei sono state deinfibulate
da Omar nel suo centro per la prevenzione delle conseguenze delle mutilazioni
vaginali di Firenze. “Chiuse e
storpiate cosi rischiano di morire a 0gm parto con il loro bambino”. Omar continua: “Qui arrivano ragazze e barmbine che non si
riescono a guardare: pus, infezioni, piaghe. Donne che
non conoscono il piacere. Questo intervento restituisce loro la vita e
la giovinezza”.
Infine, o per
primo, Aldo Morrone, un medico che colleghi e malati raccontano come il genio santo dell’immigrazione. Morrone ha trasformato ii suo centro di malattie della pelle all’ospedale San Gallicano di Roma in una vera
chiesa medica dell’immigrazione dove negli ultimi anni sono passate 100 mila
persone. Fra queste, 5 mila infibulate e 130 operate. Per questo, forse, ii suo
libro-inchiesta suil’infibulazione in Europa (Corpi e simboli) è così
importante ed efficace. Per questo sentirlo parlare dà una grande
pace: “ lnfibulazione significa immigrazione, povertà, culture lontane. Morrone parla di un genocidio del corpo che va vinto, ma prega di
non dimenticare che certe donne sono sopravvissute di mondi e culture diverse:
“ L’infibulazione porta malattie terribili: infezioni sessuali, aids, tumori...
Un sogno? Che questa legge serva per
paradosso anche alle altre donne per capire meglio il loro corpo. E
ad altri medici per capire meglio il dolore di tutte”.