ARCHITETTURA IL SANTO VOLTO DI GESù A ROMA
Quella chiesa è un’opera d’arte
di MARCO DI CAPUA.
Nuovissima e bellissima, sarà consacrata il 25 marzo dal cardinale Camillo Ruini. E’ la chiesa del Santo Volto di Gesü in via della Magliana, a Roma, progettata dalla coppia di architetti Piero Sartogo e Nathalie Grenon. Nella stragrande maggioranza dei casi le chiese moderne sono orripilanti. Lasciamoci andare: sembrano il frutto di menti perverse, il delirio di geometri impazziti, nemici di ogni spirito di devozione, decisi a tutto pur di non farti incontrare Dio. Là dove l’architettura moderna arriva, il mistico arretra. Con illustri eccezioni, ovviamente. Una potrebbe essere questa. La prima cosa che colpisce è la cupola che è un candido elmo, un cilindro, una sfera, un liscio igloo, una calotta tagliata perfettamente in due. Come a dire: metà a noi, metà a te, dove per “ te “ puoi intendere Dio, il mistero, l’invisibile. Là sotto c’è la sala liturgica, senza navate, un unico ambiente, con sulla parete che divide dalla semisfera mancante una grande vetrata circolare dalle orditure disposte in prospettiva. La vetrata è come un enorme occhio puntato verso il cielo. La sensazione è quella di trovarsi in un mondo vagamente arabo o andaluso, oppure in un osservatorio astronomico. Solo che invece di monitorare luci di stelle ti protendi verso un Dio vivente. Dispone alla ricerca, non soltanto all’attesa. A un’apertura immensa oltreché al raccoglimento. Fa effetto. E poi entra un sacco di luce. Esaltata dall’unico materiale usato lì, il travertino romano. Per cui l’aula risulta bianchissima. Sartogo e Grenon hanno capito che la sensibilità religiosa del Duemila richiede ni tore, calma, estrema purezza delle linee e dei volumi e dei blocchi. Energia positiva. Perché il divino magari si acquatterà pure nei particolari, come sosteneva Aby Warburg, ma oggi pretende essenzialmente un design perfetto.
Imprevedibile, qui, è la dislocazlone estrema della croce. Culmine di una prospettiva stretta, apice di un’elegante V che trafigge tutto il complesso sacro. Visto dall’alto il progetto (con la foresteria, gil uffici parrocchiali, l’auditorium) mette in evidenza un certo ritmo. E’ un bel congegno, un meccanismo astratto. Riattualizzando la sempiterna idea che una chiesa è un’opera corale, Sartogo & Grenon hanno coinvolto otto artisti contemporanei di rango. Ecco allora ii Volto di Gesù inciso in ghisa da Jannis Kounellis per la vetrata, e quello in trasparenza, per i confessionali, di Pietro Ruffo. La croce di Eliseo Mattiacci, la Via Crucis di Mimmo Paladino, la rivelazione di una sferica luce dipinta da Marco Tirelli, l’inferriata di Giuseppe Uncini, la scultura luminosa di Chiara Dynys con le parole di Sant’Agostino, la tessitura sospesa di Carla Accardi.