La
dimensione territoriale e le sue opportunità ”globali”
Gli ultimi decenni hanno messo drammaticamente a nudo
inerzie e anacronismi nell'insegnamento di numerose
discipline che mostrano evidenti sintomi di incoerenza tra
le nuove e pressanti spinte che ne richiedono un
rinnovamento e la persistenza di modalità vecchie e
superate. Le sollecitazioni e le sfide che ogni ambito della
formazione deve affrontare a causa delle continue e rapide
trasformazioni dei riferimenti e degli strumenti della
comunicazione culturale toccano con particolare evidenza il
settore dell'insegnamento e della divulgazione della storia
in cui non sempre si riscontra un adeguato aggiornamento
delle metodologie e dei contenuti. In realtà non mancano i
docenti e gli studiosi attenti e solleciti a rispondere al
continuo rinnovamento delle esigenze, ma è sul quadro
d'insieme che questi ritardi si vanno a sommare alle lacune
e alle storture di una materia generalmente già proposta
male e appresa peggio e da troppo tempo pregiudicata da
un'insufficiente riflessione sulle sue motivazioni e sui
suoi significati. Benché il suo insegnamento non debba più
trarre motivo dalla volontà di forgiare i modelli
conformistici delle società tradizionali né essere
indirizzato ad un'erudizione fine a se stessa, ancora troppo
spesso la storia continua ad essere impartita e percepita
come una massa di nozioni da assumere con rassegnata
passività. Proprio l'apertura degli orizzonti della
informazione e la straordinaria accelerazione nei processi
di cambiamento del mondo dovrebbero indurre a considerare la
sua conoscenza un presupposto fondamentale per una migliore
comprensione del presente e per ogni progettazione del
futuro. Sono le questioni più pressanti della realtà
contemporanea a suggerirlo inducendo a risalire alle loro
premesse, origini ed evoluzioni per poterle affrontare con
maggiore consapevolezza e autonomia di giudizio. Su questa
base è possibile scegliere e adottare percorsi metodologici,
contenuti e strumenti che puntino ad un apprendimento
motivato, attivo e partecipato.
Il fatto che nonostante queste sollecitazioni, la storia
continui ad essere insegnata e divulgata con metodi e
contenuti ampiamente superati e quindi sterili e
controproducenti spiega almeno in parte la crescente
indifferenza che i giovani manifestano nei suoi confronti:
un'indifferenza che trae principalmente motivo dalla
convinzione che la conoscenza storica sia priva di utilità,
estranea alla sfera dei loro valori e interessi e composta
da nozioni e contenuti da acquisire passivamente perché
destinati quasi esclusivamente al superamento di
interrogazioni ed esami.
Questa opinione indotta e diffusa dal prevalere di
modalità di insegnamento non adeguate non è solo allarmante,
ma anche paradossale, poiché mai come oggi, di fronte alle
sfide inquietanti dell'attualità, si avverte il bisogno di
conoscenza del passato. Le contromisure che più
coerentemente debbono essere opposte all' indifferenza
, all' estraneità e alla passività
che compromettono la percezione della storia sono
esattamente il loro contrario: motivare ,
interessare e attivare . E quale migliore
motivazione che la ricerca delle radici e delle premesse del
presente? In quest'ottica le escursioni nella storia non
possono che essere circolari, di andata e ritorno dal
presente al passato per tornare al presente, finalizzando
l'apprendimento ad una sua migliore comprensione. La realtà
odierna diviene così partenza e arrivo di una percorso di
conoscenza che non si limita ad una retrospezione sulle
vicende delle generazioni precedenti, ma che punta a
trovarvi nessi significativi con quelle attuali. In tal modo
il passato perde la sua apparente lontananza, dato che vi si
possono rintracciare i presupposti dell'attualità e
conoscenze per più ampie e motivate scelte per il futuro.
Che il miglior movente su cui basare le ricerche sul passato
e stimolarne lo studio si ricavi dalle opportunità che esso
offre per capire meglio il mondo e la vita attuali, lo
conferma la constatazione che le condizioni e gli sviluppi
odierni sono gli esiti parziali e le conseguenze provvisorie
di tutto quanto li ha preceduti e che da ciò dipendono
caratteri distintivi, fenomeni e tendenze attuali relative a
persone, comunità e popoli. Fernand Braudel affermava che il
passato ritorna continuamente su di noi e condiziona a tal
punto il nostro presente da renderne apparente ogni tipo di
scelta. Su questo postulato cercare di conoscere il passato
equivale più che mai a cercare di conoscere se stessi. Del
resto un'adeguata conoscenza della storia può far si che
essa non venga usata, deformata e negata a sostegno di
ideologie, interessi e movimenti odierni. La storia infatti
non è memoria finché non viene assunta e interpretata, ma
spesso in questo processo di ricezione diviene campo di
battaglia per esponenti di movimenti e partiti che vi
cercano conferme e premesse alle loro scelte ideologiche e
politiche. Vederla così piegata, deformata e
strumentalizzata non aiuta certo ad arginare il suo
discredito tra i giovani. Al contrario conoscere le radici
di atteggiamenti, culture e tradizioni, induce a
individuarne i motivi e di conseguenza a favorire il
rispetto delle diversità e rilevare le conformità di fondo e
l'esigenza di partecipare attivamente ai grandi e
ineluttabili fenomeni trasversali e comuni. La profondità
storica dell'attualità è visibile sia nella complessità
delle grandi questioni odierne sia nelle vicende e nei volti
degli ambiti quotidianamente frequentati. È in tal senso che
la dimensione globale appare sia un'esigenza sia
un'opportunità per un efficace apprendimento della storia.
Tuttavia è sempre necessario individuarne i limiti semantici
e cautelarsi dal rischio reale di reintrodurre con questa
definizione i peggiori difetti della storia generale.
Occorre sempre ricordare in proposito che ogni proposta
storiografica è per sua natura astrazione, interpretazione e
sintesi, poiché sarebbe impossibile, oltre che
improponibile, tentare di riprodurre e descrivere fenomeni
ed eventi del passato nel loro esatto svolgersi. Ne consegue
che man mano si allargano gli ambiti cronologici e spaziali
dell'obiettivo storiografico, si tende a perdere la
percezione dei particolari e a privilegiare visioni di
insieme, che proprio perché tendenzialmente omnicomprensive,
sono fatalmente sempre più lontane dalle diverse realtà. La
“storia generale” – quella riportata nei manuali – vuole
rispondere alla necessità di fornire una soglia minima di
conoscenza del passato, ma in fondo porta alle stesse
deformazioni rilevabili nel computo statistico delle medie
complessive di un fenomeno: come il reddito medio pro capite
non rende ragione delle differenziazioni reali comprese tra
i suoi livelli massimi e minimi, né del peso relativo delle
varie fasce di reddito, così il quadro sintetico di un
periodo o di un fenomeno ne trascura le varianti effettive.
Affermare che una certa epidemia falcidiò la popolazione
europea riportando le medie della mortalità complessiva,
significa trascurarne le differenziazioni e le eccezioni con
le loro possibili cause. D'altronde le visioni ad ampio
raggio spazio-temporale permettono di cogliere linee
evolutive e tendenze di lungo periodo, inversioni e cesure,
difficilmente percepibili in ambiti circoscritti e sono le
uniche che consentano di racchiudere l'intera storia umana
all'interno dei programmi dei vari gradi scolastici.
Lo si può constatare confrontando questa prospettiva con
quella della cronaca quotidiana dalla quale, nonostante la
stretta interdipendenza delle sue vicende, è piuttosto arduo
trarre visioni complessive, poiché ne sono ignoti gli esiti,
le costanti, le contraddizioni nel lungo periodo. É come se
ogni giorno si tracciassero tratti diversi che, per quanto
intenzionalmente coerenti, danno forma ad abbozzi o a
disegni più o meno complessi soltanto dopo un congruo
sommarsi di linee e di segni. In questa metafora figurativa
si può collocare anche la diversa portata e durata di
eventi, fenomeni e processi. Come nelle rappresentazioni
grafiche e pittoriche, anche nel delinearsi di quadri
storici complessivi si riscontrano infatti accelerazioni,
rallentamenti e stasi, casualità e consequenzialità,
elementi portanti e altri accessori o addirittura
insignificanti. Tanto più che le mani, le matite, i pennelli
e i colori sono tanti e altrettanti sono i modi di percepire
il quadro nel suo divenire.
È nelle grandi sintesi, nelle panoramiche storiografiche
che raccontano il passato in base alla conoscenza degli
esiti, che è possibile individuare fasi evolutive, in cui
fenomeni e costanti che si sono poi affermati come
irreversibili, non apparivano ancora tali o erano entrati in
crisi.
È per questi motivi che la “storia generale” rimane
insostituibile in campo didattico per fornire quello sfondo
integratore, quel quadro complessivo in cui calarsi per gli
approfondimenti; ma ciò non toglie che essa conservi il suo
carattere di ampia astrazione, che costringe a selezionare
nel suo svolgimento linee evolutive semplificanti e sequenze
cronologiche in cui fatalmente prevalgono i grandi eventi
della storia politica e istituzionale. Vorrebbe adottare il
passo della “lunga durata”, ma finisce col far risaltare gli
eventi. Insomma la storia generale a ben vedere ha ben poco
di globale dovendo rinunciare a restituire la complessità e
la poliedricità delle vicende. É probabilmente questa sua
forzata artificiosità una delle cause principali della
tradizionale osticità della storia come disciplina
scolastica presentata dai manuali: il suo gradimento, il suo
apprendimento, la sua efficacia sono insidiati dalla
percezione di sostanziale estraneità di eventi e fenomeni
lontani dalla quotidianità perché tratti da una selezione
diplomatico-istituzionale, scandita da date e formulazioni
che tendono a privilegiare un impegno mnemonico e passivo.
La storia globale è e deve essere altro: è complessità e
pluriversità, è apertura di orizzonti a comprendere le
interconnessioni tra culture e civiltà, tra vicende e
evoluzioni di diversa portata, tra i processi di lunga
durata e gli eventi, tra continuità e cesure, tra i contesti
locali e più ampi dei fenomeni ambientali; è convergenza e
simbiosi di aspetti e problemi che rende le visioni del
passato vivide, reali e complesse come la vita che scorre
ogni giorno.
Può sembrare un paradosso, ma la dimensione globale che
molti concepiscono solo attraverso un'ardua visione
planetaria o mondiale, può essere perseguita efficacemente
anche e forse soprattutto a partire dalla dimensione e dalle
focalizzazioni territoriali. È un'affermazione che può
apparire contraddittoria solo per chi considera la
dimensione locale in opposizione con quella globale; ma in
realtà, come si è già accennato, le due prospettive non
appartengono necessariamente alla stessa scala; anzi le
aperture, le convergenze e le simbiosi che costituiscono
l'essenza della storia globale si possono raggiungere anche
a partire dalla concretezza e dall'afferrabilità delle
realtà circoscritte e prossime. Se si accetta il postulato
che nel presente sono confluite tutte le premesse, le
vicende e le evoluzioni della storia, si dà per scontato che
essa dovrebbe essere in qualche modo leggibile nelle
situazioni attuali. In fondo le situazioni e le dinamiche
attuali non sono che gli effetti provvisori di una
lunghissima serie di trasformazioni e sedimentazioni che
hanno lasciato tracce ancora percepibili nei fenomeni e
negli aspetti odierni di comunità e territori.
L'applicazione cosciente e mirata di tale constatazione
si rivela un'ottima opportunità didattica e un tramite per
sperimentare con specifiche ricerche le stesse basi teoriche
della materia. Questa prospettiva di indagine può divenire
particolarmente proficua ed efficace proprio se ha come
oggetto il territorio, la dimensione locale, visti come
punti di partenza per la lettura delle situazioni e degli
ambienti vissuti nell'attualità più ampia. È una visuale che
oltre a fornire il senso dello spessore storico del
presente, può rivelarsi utile a far acquisire concretamente
il concetto di fonte, svincolandolo dai pregiudizi che ne
relegano il significato ai soli documenti scritti. La
ricerca territoriale infatti può essere a suo modo
“globale”, poiché comporta il coinvolgimento di un'ampia
gamma di tracce, testimonianze, conoscenze e discipline,
conferendo allo spessore storico la stessa infinita
ricchezza e complessità di aspetti riscontrabile nel
presente. Essa può realmente indurre a mutare
l'atteggiamento nei confronti della storia, evitando di
subirla, e incentivando a farla, promuovendo così un ruolo
attivo e più gratificante per docenti e scolari.
Dunque gli studi sul territorio, oltre che per i loro
esiti in termini di conoscenza, possono rivelarsi utili a
verificare alcuni dei problemi metodologici fondamentali
connessi con la ricerca, la didattica e la percezione della
storia. Non a caso negli ultimi decenni la storia locale ha
assunto un certo rilievo anche in campo scientifico, in
quanto dimensione atta a fornire quadri globali in cui
confluiscano le problematiche esaminate nei molteplici
settori in cui si articola la ricerca storica. Sempre più si
tende a considerare questo l'ambito privilegiato per
effettuare le indagini, mentre le grandi sintesi appaiono
come astrazioni utili a livello di conoscenza generale e
generica, prive di una reale attendibilità scientifica, in
quanto lontane dai multiformi volti della realtà.
Certo, non sempre gli studi di carattere storico che
riguardano territori circoscritti escono dalle strettoie del
vecchio schema localistico legato all'aneddotica locale e al
folklore, rimanendo così sacrificati in orizzonti angusti
sia dal punto di vista geografico sia da quello
metodologico. A dispetto dell'impegno che amministrazioni ed
enti locali profondono per promuovere pubblicazioni
dignitose, è infatti raro riscontrare studi territoriali
realmente seri e affidabili, basati su adeguate ricerche
documentarie. Ma non è certo a quest'ottica che qui si vuole
alludere, ma a quell'attività di apprendimento che allarga
progressivamente interessi e ambiti della conoscenza dalla
dimensione personale e comunitaria a quelle più ampie e
generali.
Il presente e il passato prossimo, il proprio vissuto e
le proprie esperienze possono divenire infatti i punti di
imbarco e di approdo per viaggi nella storia lontana o
recente, locale e planetaria. Alla riscoperta degli elementi
distintivi giunti dal passato nel proprio presente chiunque
diviene artefice delle propria conoscenza e di una memoria
condivisa e allo stesso tempo assume consapevolezza e
responsabilità.
Rintracciare gli aspetti della vita di chi ci ha
preceduto risponde poi ad una diffusa esigenza di
riconoscere le radici culturali di una civiltà che sta
perdendo gran parte delle sue peculiarità originarie e
sembra avviarsi verso scenari incolori e confusi per lo
strapotere dei modelli artificiosi e sovralocali imposti
dalla cultura televisiva. Inoltre consente di far trasparire
l'umanità, la concretezza e i sentimenti dei soggetti della
storia di ogni tempo, così spesso occultati dagli aridi
resoconti della storia generale. Leggerne ed esaminarne lo
spessore storico comporta una più approfondita conoscenza
degli aspetti ambientali, dei comportamenti e delle
relazioni che ognuno vive e sperimenta ogni giorno. Evitando
chiusure particolaristiche, l'attenzione per il tempo e gli
spazi vicini può infatti contribuire a quelle forme di
radicamento culturale che oggi sono ritenute tanto
importanti, anche dal punto di vista delle appartenenze e
delle identità collettive. In ambito locale può consentire
di mobilitare e vitalizzare tutte le risorse e le
istituzioni culturali presenti (biblioteche, musei,
associazioni, università), di ricorrere alle testimonianze
dirette degli anziani e di fornire così occasioni di dialogo
tra generazioni nell'attuale delicata fase di transizione,
in cui il veloce e generalizzato mutamento dei modi e dei
modelli di vita sta producendo vaste lacerazioni e
disorientamenti.
Si consideri inoltre che per u na collettività di
provenienza eterogenea la conoscenza della storia dei luoghi
comuni può costituire la base, lo sfondo integratore su cui
imbastire e costruire una nuova appartenenza, che non
annulli le peculiarità di origine, ma le faccia concorrere a
progettare e pianificare il futuro, superando incomprensioni
e ostilità e quindi aprendo a quel dialogo che si traspone
necessariamente anche in ambiti ben più vasti.
Se da un lato la lettura del presente come esito della
storia é essenziale per comprendere identità e diversità che
sono aspetti inscindibili e complementari di una società
multiculturale e che non possono prescindere dalla
conoscenza delle loro premesse storiche; dall'altro può
contribuire a far acquisire senso di responsabilità e
capacità di progettazione in un periodo cruciale di
transizione e trasformazione della vita individuale e
collettiva, nel quale sono in gioco l'esistenza e la
convivenza attuali e future in un quadro che non può più che
essere globale.